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In cima alla piramide sta il Gran Fratello. Il Gran Fratello è infallibile e onnipotente. Ogni successo, ogni risultato positivo, ogni vittoria, ogni scoperta scientifica, ogni forma di conoscenza e di intuizione, così come ogni forma di benessere e di virtù, si ritiene che provengano direttamente dalla sua guida e dalla sua ispirazione. Nessuno ha mai veduto il Gran Fratello. Egli è un volto sui manifesti, una voce dal teleschermo. Si può essere matematicamente sicuri ch’egli non morirà mai, ed esiste già un notevole margine di incertezza per stabilire la data della sua nascita. Il Gran Fratello è la forma con la quale il Partito ha deliberato di presentarsi al mondo. La sua funzione è quella di agire come un punto in cui si possa concentrare l’amore, la paura e il culto, gli stati emotivi, cioè, che possono più facilmente essere eccitati e sentiti verso un individuo che non verso una organizzazione. Immediatamente al disotto del Gran Fratello si trova il Partito Interno, l’ammontare dei cui componenti è bloccato ai sei milioni, e cioè a qualcosa come un po’ meno del due per cento dell’intera popolazione di Oceania. Al disotto del Partito Interno si trova il Partito Esterno, il quale, se il Partito Interno si può raffigurare come il cervello dello Stato, si può a sua volta giustamente rassomigliare alle sue mani. Al disotto del Partito Esterno si trovano le masse mute alle quali ci si riferisce, di solito con la parola prolet, e che assommano all’incirca a un ottantacinque per cento della popolazione - Tratto da “Ignoranza è forza”, George Orwell, “1984”
Nel decreto che il 25 giugno ha anticipato la prossima manovra finanziaria sono previsti tagli ai finanziamenti all’università pubblica per circa 1,5 miliardi di euro sino al 2013.
È una notizia che non avuto molta eco nei media, soprattutto in tv, forse perché i nostri media sono sempre più sotto l’egida del Governo nazionale. Il risultato è questo: pochi, al di fuori del mondo accademico, si sono sino ad ora accorti della batosta che questo settore ha ricevuto in questi giorni, che a breve si ripercuoterà sulla vita di centinaia di migliaia di docenti, ricercatori e studenti universitari.
Fino al 2011, ogni cinque cessazioni di servizio, vi sarà una sola assunzione, mentre dal 2012 ogni due pensionamenti ci sarà un solo nuovo assunto.
Ciò comporterà la riduzione di posti di lavoro per contenere le spese, ma non implicherà un effetto benefico sui bilanci delle università-imprese, dati i tagli alle risorse che lo Stato attuerà sin dal prossimo anno. Riduzione di budget che salirà progressivamente nel corso del tempo e che probabilmente porterà oltre che ad ulteriori tagli del personale, da aggiungere a quelli previsti dallo stesso decreto, anche al probabile ricorso da parte degli atenei alla loro arma di emergenza: l’aumento delle tasse universitarie.

La protesta è partita un po’ sottovoce, ma sta montando sempre più allarmata. La conferenza nazionale dei rettori, la Crui, ha già minacciato scioperi ed agitazioni che, se non dovessero cambiare lo stato delle cose, potrebbero anche condurre ad una clamorosa sospensione del prossimo anno accademico. Il rettore dell’Università degli Studi di Bari, Corrado Petrocelli, ha invitato tutte le componenti coinvolte (docenti, ricercatori, studenti con relative famiglie) ad unirsi nelle rimostranze verso i tagli, stesso atteggiamento tenuto da molti suoi pari di tante altre università italiane.
La paura più grande che circola negli ambienti universitari è quella drammatica del dissesto economico di un settore fondamentale per lo sviluppo economico.
Un Paese che taglia i fondi per la formazione delle sue giovani menti è un Paese che evidentemente non vuole crescere, è un paese in cui si preferisce non far pagare l’ICI ai cittadini magari prendendo i soldi proprio dai fondi per l’Università per finanziare questo coup de théâtre post elettorale. Del resto Berlusconi ha dichiarato più volte di voler istituire università elitarie del pensiero liberale, definendo quelle pubbliche “un covo di comunisti”, oltre alle numerose rassicurazioni fatte dal premier al Papa sui futuri finanziamenti alle scuole Cattoliche private. È questa la dimostrazione che le pubbliche università non sono solo che un impiccio per l’attuale governo, uno dei pochi avamposti in cui ancora c’è qualcuno che si oppone arcignamente al “dolce regime” sotto cui stiamo lentamente scivolando (da 30 anni circa).
Scelte molto opinabili, palesemente discutibili, che fanno sorgere un legittimo dubbio: e se questa fosse anche una mossa ben mirata per tornare ad un’Italia più “ignorante”? Un paese con pochi laureati è un paese che riprende la via dell’analfabetismo, che sceglie la non consapevolezza di ciò che accade al sapere, i soldi immediati agli investimenti sui “cervelli”.
È un Paese che preferisce lasciar rimbambire i propri giovani davanti alle tv per poterli controllare meglio, piuttosto che permettere che sviluppino una propria coscienza diventando “pericolosi”.
Mai come in questo caso ed in questi giorni ci si accorge di come sia attuale Orwell con il suo “1984”. Siamo governati da un dolce e subdolo Grande Fratello, meno appariscente, diverso nelle forme, ma non nella sostanza da quello descritto dallo scrittore britannico. L’obiettivo primario di questo moderno tiranno è uno: mandare in nomination e poi cacciare dalla consapevolezza delle cose e la cultura dalla nostra Casa Italia e per farlo ha preso di mira proprio l’Università. Sembra stia riuscendo nel suo intento.

un'immagine del fim "1984" diretto da Michael Redford
Pubblichiamo il comunicato stampa del Senato Accademico dell’Università degli Studi di Bari. Chi vuolesse dimostrare la propria solidarietà a questo documento, può farlo contattando l’indirizzo mail sostieniuniversita@uniba.it
La manovra finanziaria e l'Università
“Il Senato Accademico dell’Università di Bari esprime massima preoccupazione per i recenti provvedimenti governativi di contenimento della spesa pubblica i quali, senza alcun confronto con le parti sociali interessate, stravolgono natura e ruolo della nostra istituzione. In tale direzione si muovono infatti scelte quali il notevole taglio dei finanziamenti ministeriali, l’impossibilità di sostituire i docenti che vanno in pensione e di reclutare giovani ricercatori, il ridimensionamento, specie per i più giovani, degli stipendi già fra i più bassi in Europa, la trasformazione degli Atenei in Fondazioni private ipotizzata sulla base di un presunto supporto da parte di un mondo imprenditoriale già afflitto, soprattutto al Sud, da gravi problemi strutturali e connotato da una scarsa propensione ad investire nella ricerca. Il progressivo disimpegno dello Stato dalle sue storiche responsabilità di sostegno al sistema universitario pubblico rivela una volontà di programmarne il declino definitivo con danno gravissimo per l’intera società che vedrebbe svuotato il peculiare ruolo propulsivo naturalmente svolto dall’Università. Tra le immediate conseguenze di questa manovra non potranno che esserci per le famiglie aumenti consistenti delle tasse universitarie e per gli studenti l’inevitabile scadimento dei servizi. Si verificheranno una diminuzione dell’attività di ricerca e una contrazione dell’offerta formativa. Il Senato Accademico invita quindi il Governo a sospendere le decisioni assunte sull’Università e ad aprire un confronto serio ed immediato con il sistema universitario per individuare insieme efficaci soluzioni per il futuro dell’istituzione pur nel difficile contesto economico. Diversamente, l’Università di Bari assumerà, anche d’intesa con gli altri Atenei pugliesi, ogni iniziativa, anche la più clamorosa. Nel contempo l’Università rivolge fiduciosa un appello alla solidarietà e al contributo di idee dei giovani, delle famiglie, degli operatori economici, del mondo della scuola e delle professioni, degli Enti e delle Istituzioni locali, di tutte le forze sociali.”
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