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Dossier
Questo piccolo dossier ha l’obiettivo di mettere un po’ di ordine alla lunga e controversa storia dello scheletro fossile di Lamalunga, noto come Uomo di Altamura.
Gli specialisti la definiscono una delle scoperte più importanti nella storia della paleontologia - Corriere della Sera, 21 ottobre 1993

Se la ricerca non sarà affidata a studiosi al massimo livello, esiste una fondata preoccupazione che ricercatori poco competenti danneggino in modo irreparabile questo “monumento naturale" - Prof. Ugo Sauro, Dipartimento di Geografia dell’Università di Padova, 4 novembre 1993
Al capezzale dell’Uomo chiameremo i migliori specialisti del mondo - Prof. Vittorio Pesce Delfino, 21 ottobre 1993
Il Comitato tecnico-scientifico, formato da venti docenti di Università italiane e straniere oltre che da antropologi a livello internazionale non si è mai riunito - Ruggero Martines, 10 novembre 2006-12-01
Le alghe, formatesi a causa dell’illuminazione artificiale, stanno danneggiando irreversibilmente il prezioso reperto - Comitato per l’Uomo Fossile e le Orme dei dinosauri, Altamura 6 dicembre 2006

il prof. Vittorio Pesce Delfino
OTTOBRE 1993
LA SCOPERTA
Nell’ottobre del 1993, gli speleologi del Cars di Altamura erano sul punto di completare l’esplorazione e il rilievo di una grotta, per cui si spinsero fino ad un recesso ancora ignoto e scoprirono la presenza di uno scheletro umano. Un uomo di circa 35 anni di età, alto 1 metro e 65. In pochi mesi la scoperta fa il giro del mondo e i media riportano la notizia senza risparmiare parole di stupore. L’uomo fossile di Altamura aveva interessato il mondo della scienza e gli studiosi del pianeta avrebbero fatto carte false per poter partecipare al suo studio. Si fa subito avanti il prof. Vittorio Delfino Pesce, ordinario di Antropologia all’Università di Bari, che non è ancora il soggetto incaricato al reperto, ma dimostra da subito di avere le idee chiare e di fare il tutto e per tutto per essere lui a prendere in mano la situazione. Lo dimostra il fatto che già dopo qualche settimana riesce a dare una datazione approssimativa: almeno 250.000 anni. Gli aggettivi sulla scoperta si sprecano. Interviene da subito anche il mondo della politica nostrana.

L’International Union of Speleology ritiene che sia indispensabile apporre vincoli strettissimi a tutta la grotta e non permettere per nessun motivo l’asportazione di grandi parti del deposito osseo conservate al suo interno 15 novembre 1993
Il deputato dei Verdi Vito Leccese scrive al ministro Ronchey per sollecitare la creazione di un parco archeologico sulla Murgia.
Anche il mondo della speleologia dice la sua e oltre a complimentarsi con i colleghi altamurani del CARS, sollecita vivamente gli organismi competenti a lasciare le ossa là dove sono affinchè sia preservata l’integrità della grotta.
Una teoria, questa, che almeno all’inizio, sembra cozzare con le intenzioni della comunità scientifica che trova scontata l’estrazione dell’Uomo dalla cavità carsica
4 novembre 2003

Se la ricerca non sarà affidata a studiosi al massimo livello, esiste una fondata preoccupazione che ricercatori poco competenti danneggino in modo irreparabile questo “monumento naturale”. Si può rilevare come studiosi che avocano a sé le ricerche e il recupero dell’Uomo di Altamura ignorino quanto meno le più recenti esperienze e tecniche di analisi e di monitoraggio di sedimenti e di ambienti carsici e ipogei
L’enturage degli speleologi sembra avere le idee molto chiare se arriva a scrivere qualcosa che, letto oggi, sembra una premonizione.
Il professor Delfino Pesce dichiara dalle pagine del Corriere della Sera: “al capezzale dell’Uomo chiameremo i migliori specialisti del mondo”. Strano sarebbe stato il contrario visto che gli specialisti la definirono “una delle scoperte più importanti della storia della paleontologia”. La proposta di azione del mondo speleologico sembra attrarre consensi, tanto che dalle pagine dei giornali sempre più gente ritiene che “l’Uomo debba rimanere lì dove si trova”. Il professor Vittorio Delfino Pesce è onnipresente sulla stampa nazionale. Lui è convinto che il reperto vada tirato fuori e solo successivamente studiato (22/ 10/ 1993 Gazzetta del Mezzogiorno) Anche il duro articolo apparso sul Corriere della Sera il 5 dicembre del 1993 sembra presagire il futuro che caratterizzerà lo sfortunato Uomo Fossile:
Sono passati ormai due mesi dalla scoperta di uno dei più straordinari reperti paleontologici del mondo. Una notizia che avrebbe dovuto inondare le tv e i giornali di tutto il pianeta; invece no, nulla di tutto questo. Un paio di fotografìe subito dopo il fatto e un comunicato del ministero dei Beni Culturali in cui non si capisce se e quando qualcuno comincerà a fare qualcosa di concreto. Subito dopo la scoperta, gli antropologi dell'università di Bari dichiararono che sarebbero statt in grado di liberare quell'uomo in due o tre mesi. Con tutte le garanzie di scientificità. Rimanemmo stupiti per tanta capacità di intervento e pensammo che per una volta non avremmo fatto la solita figura da quarto mondo. Ma ci illudevamo. Gli antropologi sono sempre pronti al via, sulla grotta è stato murato un tombino di ferro, e a Roma stanno discutendo su che cosa fare. Tutto tace. Non sappiamo che cosa stanno architettando, ma ormai la figura che volevamo evitare l'abbiamo già fatta. Non cambia mai nulla
Tutto questo a soli 3 mesi dalla scoperta.
Passano pochi mesi e la datazione dell’Uomo cambia: si passa dai circa 250.000 anni iniziali ai 185.000 del dicembre dello stesso anno. Un salto di “solo” 65.000 anni. Perchè esporsi in datazioni così discordanti tra loro? Per quale motivo?

Il 19 dicembre 1993 viene organizzata una conferenza cittadina. Sono presenti il Soprintendente pugliese Giuseppe Andreassi; il prof. Piero Piri, docente di Geologia presso l'Università di Bari, il dottor Silvano Agostini, responsabile del servizio geologico della soprintendenza archeologica dell'Abruzzo e il prof. Vittorio Pesce Delfino che – come si legge dall’articolo apparso sulla Gazzetta del Mezzogiorno - “non perde l'occasione per «uscire dal coro» e riconfermare la polemica con il Ministero circa il coordinamento per le ricerche”.
Sembra che in Regione non ci siano esperti che abbiano le carte in regola per studiare un reperto di quella età, e per di più così importante. A farlo intendere è lo stesso Soprintendente Giuseppe Andreassi che dalle pagine della Gazzetta del Mezzogiorno il 17 dicembre del 1993 scrive “Mancando nell'organico dalla nostra soprintendenza archeologi specialisti del paleolitico, ci siamo perciò rivolti, e non a caso, a Marcello Piperno, fino all'anno scorso funzionario archeologo del Ministero ed ora docente di paleontologia presso l'Università di Napoli”.
Quindi per l’Uomo di Altamura sarebbero serviti archeologi specialisti del paleolitico. Saranno state queste le figure a occuparsi in questi anni dell’Uomo fossile? La risposta è no. Passano gli anni e l’Uomo sembra fossilizzarsi una seconda volta. Guarda dall’interno un mondo che si accapiglia su pretese primogeniture e cavilli burocratici. La datazione dell’Uomo cambia ancora. La forbice si allarga a dismisura. Nel gennaio 1994 l’Uomo sarebbe collocabile tra i 400.000 anni e i 200.000. Ci passano di mezzo 200.000 anni. I 185.000 anni del dicembre 1993 saranno sembrati troppo pochi.
E intanto si abbandona sempre più l’ipotesi dell’estrazione dell’Uomo dalla grotta tanto che Delfino Pesce dalle pagine dei giornali promuove con forza un sistema di telecamere ad altissimo livello tecnologico per la teleosservazione del reperto dall’esterno. Ma c’è anche un robot fatto passare per il massimo della ricerca in campo tecnologico. Il robot destò un grande fascino tra i media e la popolazione, ma non fu mai realizzato.
Febbraio 1994.
Il reperto cambia nuovamente datazione. Dalle pagine della rivista FOCUS leggiamo che a detta di Delfino Pesce l’uomo sarebbe collocabile tra i 215 mila e i 155 mila anni. Qualcuno propose ironicamente di chiedere l’età direttamente all’Uomo.
Intanto nella bagarre fa il suo ingresso il direttore generale dei Beni culturali Francesco Sisinni che in una lettera inviata a La Repubblica il 12 gennaio 1994 replica all’accusa di tenere prigioniero l’Uomo di Altamura sottraendolo allo studio di Delfino Pesce:
Secondo un’articolista di Repubblica, «il Direttore Generale Francesco Sisinni, per ragioni che restano da chiarire, ha sottratto l'importante reperto al professor Pesce Delfino per affidarlo ad altri, uno scippo...». La falsità dell'affermazione é tanto più grave in quanto lo scrivente non solo non ha sottratto un bel niente, limitandosi, d'accordo col Ministro Ronchey, a promuovere un incontro di studio dei più impegnati archeologi, antropologi, geologi il 24 novembre '93 (incontro cui ha partecipato lo stesso prof. Pesce Delfino con tantissimi altri studiosi), ma non ha affidato ad alcuno tale reperto in quanto la tutela dello stesso, a norma della legge 1089/39. è di esclusiva competenza della Soprintendenza Archeologica delle Puglie, che ne è, pertanto, la legittima custode e a cui, conseguentemente, possono rivolgersi quanti hanno giusto interesse alla conoscenza e allo sviluppo della stessa
Una lettera forte quella di Sisinni che lascia trasparire qual era il nodo delle polemiche di quegli anni: si stava decidendo a chi affidare lo studio del reperto. La bagarre quindi, non interessava il problema del recupero, ma dell’affidamento dello studio. Delfino Pesce rivendica a gran voce lo studio del reperto ma lui è un antropologo, non un archeologo. Forse è questo la questione che porta nel settembre 1994 Luigi Capasso, responsabile del servizio di Antropologia del Ministero per i Beni Culturali, a scrivere dalle pagine del Corriere della Sera:
Come potrebbe il ministero preposto alla tutela e alla valorizzazione autorizzare qualsiasi antropologo a recarsi in quella grotta per cavarne solo ciò che interessa l'antropologia? Ed il contesto? Ed il lavoro interdisciplinare? Ed i problemi di conservazione del bene affinché altri, anche le future generazioni, possono ripetere gli studi che ora si propongono senza tenere conto che alcune azioni sono irreversibili ed irripetibili? A garantire questa conservazione è tenuto ciascuno nell'interesse di tutti, non solo per Legge (che piaccia o no è la n. 1039 del 1939), ma anche per rispetto a quei giovani che, con altissimo senso morale, non hanno toccato nulla in quel cunicolo. I molti mesi trascorsi dalla scoperta possono sembrare eccessivi eppure non bastano ancora perché dell'altro tempo occorre a formalizzare la convenzione che consentirà, come' dovuto, all'Istituto di Antropologia dell'Università di Bari di lavorare con tranquillità, ma assieme a geologi, palentologi, speleologi. Un contesto che possa assicurare la migliore potenzialità di risultati complessivi, cioè modernamente archeologici, ma nella coscienza che gli atti irreversibili vanno meditati nel rispetto della collettività cui il bene appartiene
La Convenzione tra Università di Bari e Ministero è ormai vicina. La attendono tutti con impazienza. La svolta sembra ormai alle porte. Il sindaco di Altamura Vito Plotino ospita nella sala consiliare di Palazzo di Città una conferenza in cui finalmente Università di Bari e Ministero raggiungeranno un accordo.
Ottobre 1994, Sala consiliare del Comune di Altamura.
Il titolo della conferenza è emblematico “Tutela, studio e valorizzazione dell’Homo Arcaicus di Altamura”. Sono presenti il sindaco di Altamura Vito Plotino, il vice presidente del Consiglio Tatarella, il prefetto Catenacci, il rettore dell’Università di Bari Aldo Cossu, il soprintendente per i beni archeologici della Puglia Giuseppe Andreassi, il senatore Squittieri. Emerge con chiarezza che lo scheletro non uscirà dalla grotta, sono tutti d’accordo.
4 agosto 1995.
Nella sala consiliare del comune di Altamura il Ministero e l’Università di Bari firmano la Convenzione per regolare ogni attività di studio per il recupero e la conservazione dell’Uomo. Gli organismi della Convenzione sono due: il Comitato di Coordinamento Operativo, composto da sette persone tra cui il rettore del’Università e il Soprintendente archeologico della Puglia. Avrebbe dovuto predisporre il piano di intervento tecnico-scientifico ed economico generale sul giacimento definendone gli aspetti progettuali; Il Comitato Tecnico Scientifico, avrebbe dovuto essere costituito da non più di 30 personalità scientifiche.
La soddisfazione è alle stelle, tanto che a fine dicembre 1995, dalle pagine della Gazzetta del Mezzogiorno si legge:
E’ cominciata la fase di «studio sistematico» por il recupero e la conservazione dell'«Uomo di Altaraura», il cui scheletro completo di oltre 200mila anni fa, è stato scoperto nell'ottobre del '93 in una grotta dell'Alta Murgia. Ne dà notìzia un comunicato del Comitato di coordinamento operativo (Cco), presieduto dal prof. Vittorio Delfino Pesce. Entro la fine di gennaio — continua la nota — è previsto, inoltre, l'insediamento del comitato tecnico scientifico, «che prevederà il contributo dei più autorevoli specialisti di tutto il mondo
Il Comitato Tecnico Scientifico, però, non si riunirà mai. I 30 scienziati di fama mondiale che avrebbero dovuto valutare e decidere di comune accordo il futuro dell’Uomo, non si incontreranno mai. La situazione sfugge dalle mani a tutti. In realtà la Convenzione c’è stata, l’Università di Bari è stata investita del compito di studiare l’Uomo ma gli organismi che avrebbero dovuto coinvolgere le massime autorità mondiali in campo scientifico risulteranno un totale fallimento. In realtà ad occuparsi del reperto sarà solo ed esclusivamente Delfino Pesce.
Sarà lo stesso a mettere a punto il cosiddetto progetto SARASTRO ovvero Sistema teleoperAto integRAato di teleoSservazione e Telemetria per la fRuizione scientifica e culturale dell'UOmo Arcaico di Altamura. Il progetto prevedeva la sistemazione di alcune telecamere all'interno della grotta di Lamalunga e altrettante postazioni telematiche, collocate in superficie per la teleosservazione. Costo: due miliardi e mezzo di lire. Il progetto realizzato da Delfino Pesce sarebbe stato realizzato dal Consorzio Digamma, di cui era presidente Delfino Pesce e approvato dal Comitato di Coordinamento Opertivo di cui era presidente lo stesso Delfino Pesce
il progetto Sarastro non presenta aspetti tecnici molto avanzati e potrebbe presumibilmente essere realizzato in gran parte da una azienda specializzata nel settore dei robot industriali Il progetto non ebbe vita facile, perchè fu bocciato dal Ministero della Ricerca Scientifica.

A detta del Ministero, inoltre, quell’ impianto poteva essere realizzato da qualsiasi azienda di robotica industriale. Sarebbe quindi stato auspicabile un appalto. Non andò così. Il progetto passò con l’approvazione del Comitato presieduto da Delfino Pesce e fu affidato al consorzio Digamma presieduto da Pesce.
E così l’Uomo di Altamura si trovò al centro di una forsennata polemica politica che scandalizzò i maggiori studiosi italiani e tutti coloro che attendevano un percorso spedito e trasparente per lo studio e la valorizzazione del reperto.
Il Comune di Altamura finanziò il SARASTRO con un P.O.P., per un importo di circa 2 miliardi e mezzo di lire. I lavori del progetto iniziarono nel luglio del 1999 e si conclusero nell'ottobre 2001. Fu aperto al pubblico nel giugno 2004. Dieci giorni dopo il collaudo si dice che un fulmine abbia danneggiato irrimediabilmente la maggior parte delle telecamere. Il Comune di Altamura finanziò, attraverso il G.A.L. (Gruppo di Azione Locale), per la cifra di 1 miliardo e mezzo di lire, la costruzione di una strada con annessa area di sosta, pavimentata con ciottoli fiumani, distruggendo così parte del tratturo medievale di Lamalunga. Che fine aveva fatto il vincolo paesaggistico apposto dal Ministero dei Beni Culturali all'intera zona, anche in virtù della presenza di quello stesso tratturo (D.M. n. 4 aprile 1996)? Lo scempio non è stato segnalato purtroppo da nessun mezzo di informazione né da alcuna associazione. Lo facciamo noi adesso.

l'ingresso al Centro visiste di Lamalunga
Negli anni successivi all’apertura del Museo virtuale la polemica si assopisce grazie anche al cospicuo numero di visitatori che accorre ad osservare l’Uomo Fossile.
Ma nell’estate 2006 accade qualcosa. Si mormora in città che nella grotta che conserva l’Uomo stiano proliferando formazioni algali verdastre. Paradossalmente è proprio Pesce Delfino a denunciare il fenomeno dai quotidiani e in una relazione al Senato accademico dell’Università di Bari.
Appresa la notizia un gruppo di cittadini decide di incontrarsi per capire cosa stesse realmente accadendo. A prendere l’iniziativa è Fabio Perinei e alla sua preoccupazione si uniscono quelle di molti cittadini (compreso chi scrive n.d.a.) preoccupati per la sorte del fossile altamurano. Il Comitato promuove una serie di riunioni conoscitive, volte a raccogliere informazioni utili sulla vicenda. Successivamente incontra i rapresentanti istituzionali: l’Assessore regionale ai Beni Culturali Mimmo Lomelo, il presidente del Consiglio regionale Pietro Pepe, il consigliere regionale Michele Ventricelli, e persino il Ministro per i Beni Culturali Francesco Rutelli.
Pochi giorni dopo Ruggiero Martines, Direttore regionale dei Beni Culturali invia una relazione a Roma. Riportiamo qualche passaggio:
La prima comunicazione ufficiale della scoperta dello scheletro dell'Uomo di Altamura pervenne alla Soprintendenza archeologica della Paglia, da parte degli speleologi scopritori la sera dell'8.10.1993 e fu però successiva a quella fornita dagli stessi scopritori un paio di giorni prima al professor Vittorio Pesce Delfino, anticipo che determinò di fatto in suo favore una certa qual posizione da 'scopritore'. Il Presidente del Comitato di Coordinamento Operativo fu espresso dall'Università di Bari, nella persona del Prof. Pesce Delfino, che designò altresì in propria rappresentanza docenti di altissimo prestigio ma senza nessuna specifica competenza paleontologica o geologica. Il Comitato tecnico-scientifico, formato da venti docenti di Università italiane e straniere oltre che da antropologi a livello internazionale non si è mai riunito. Il progetto 'Sarastro", presentato dall'Università degii Studi di Bari e realizzato dal consorzio di Ricerca DIGAMMA di Bari, si fonda, a detta del suo ideatore prof. Vittorio Pesce Delfino, "sulla scelta di adottare una soluzione "inedita" nell'approccio scientifico ed espositivo al ritrovamento paleoantropologico internazionalmente noto come Uomo di Altamura. Tale soluzione rende possibile una fruizione estremamente vasta del bene, garantendone, nel contempo, il rispetto dei Vincoli e delle misure di protezione e di tutela. E’ stato possibile garantire l'integrità dell’ambiente contro lo sviluppo e gli organismi fetosinietici". Nell'estate 2006 viene segnalata la presenza di formazioni algali verdastre su alcune rocce e su segmenti ossei dell'Uomo. Per valutare la situazione, in data 20 ottobre 2006, viene effettuato nel complesso carsico un sopralluogo, richiesto dalla Soprintendenza per i beni arcbeologici della Puglia, da parte del dott. Silvano Agostini, geologo direttore coordinatore in servizio presso la Soprintendenza per i beni archeologici dell'Abruzzo, che conosce la situazione della grotta fin dalla scoperta ed ha seguito i lavori del progetto SARASTRO
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